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segunda-feira, 12 de julho de 2010

Nº 1064 - 12 DE JULHO DE 2010 - SANTOS DO DIA

NOTA PRÉVIA:

Caros Amigos:

Hoje resolvi experimentar a inserção original das biografias publicadas em www.santieneati.it, sem no entanto efectuar as respectivas traduções. Aliás, o mesmo sucede também a partir deste momento, no que concerne às biografias de www.es.catholic.net/santoral, em que até agora sucedia serem efectuadas em grande parte. Limitar-me-ei a publicar apenas as biografias, em português respeitando a transcrição fiel no que se refere às que retirar do livro SANTOS DE CADA DIA, de www.jesuitas.pt. Além disso, procurarei ainda agrupá-las pelos nomes respectivos, evitando desta maneira que os mesmos vejam publicados mais do que uma vez. Aguardo reacções dos meus eventuais leitores. Obrigado. António Fonseca. 

In: MARTIROLÓGIO ROMANO de

www.santiebeati.it

12 Julho

93421 > Sant' Agnese (Inês) Le Thi Thanh (De) Madre di famiglia, martire 12 luglio MR

Inés Lê Thi Thành, Santa

Inés Lê Thi Thành, Santa

Madre de Familia y Mártir

Martirológio Romano: Na provincia de Ninh Binh, en Tonquín também, santa Inés Lê Thi Thành (Dê), mártir, mãe de família, que no tempo do imperador Thiêu Tri foi cruelmente atormentada por causa de haver  ocultado em sua casa a um sacerdote, morrendo na cadeia por se negar a abjurar de sua fé (1841).
Etimologicamente: Inés = Aquela que é casta e pura, é de origem grego,

Ha sido siempre muy lo difícil hallar noticias seguras sobre los mártires, ya desde los primeros siglos de la era cristiana, ya también a veces para mártires de la era moderna, sobre todo si vivían en algún rincón apartado del planeta, esto ocurre con Santa Inés Lê Thi Thành, de nacionalidad vietnamita. Inés nació en el 1781 cerca de a Ba Den, en los alrededores de Tranh Hoa en Vietnam.
Madre de familia, a la edad de sesenta años fue encarcelada y sometida a crueles torturas por tener escondido en su casa a un sacerdote. Habiendo rechazado la posibilidad de renegar de su fe cristiana, murió en cárcel en la provincia de Ninh Binh en el Tonchino en época del emperador Thieu Tri el 12 de julio de 1841.
Inés Lê Thi Thành fue canonizada por el Papa a Juan Pablo II el 19 de junio de 1988 junto con otros 116 mártires que rociaron con su sangre el suelo de su patria vietnamita. El grupo, que tiene como protomártir a San Andrés Dung Lac y sus compañeros, son celebrados en el calendario litúrgico latino al 24 de noviembre.

responsable de la traducción: Xavier Villalta

Autore: (italiano) Fabio Arduino

91670 > Beato Andrea (Oxner) da Rinn Martire 12 luglio

16 novembre 1459 (?) - 12 luglio 1462

Il culto di questo martire bambino è legato all’antica leggenda dell’omicidio a scopo rituale operato da ebrei.
Della vicenda del Beato Andrea non esistono fonti scritte coeve all’evento del suo martirio. La più antica, come si avrà modo di chiarire in seguito, risale ad oltre dieci anni dallo stesso. Il racconto dei fatti, quindi, arricchitosi nel tempo di particolari, a volte pittoreschi, è stato tramandato oralmente dalle popolazioni locali per moltissimo tempo, con tutti i limiti che una detta trasmissione comporta sulla veridicità storica dell’episodio.
Secondo la Bibliotheca Sanctorum, il piccolo Andrea Oxner nacque il 16 novembre 1459. Era figlio di Simone Oxner e di una donna di nome Maria. Aveva due anni circa quando perse il padre. La madre vedova, per rendersi la vita più facile, decise di affidare la sua giovane creatura ad uno zio, certo Meyer, albergatore a Rinn, piccola località nei pressi di Innsbruck, in Tirolo, allora in diocesi di Bressanone, nominandolo tutore del bambino.
Qualche tempo dopo, dei commercianti ebrei di Nurberg di passaggio nella locanda di questi e diretti a Posen per l’annuale fiera che vi si svolgeva (in occasione della festa del SS. Sacramento), notarono subito il piccolo Andrea decidendone di farne una loro preda. Offrirono al Meyer (che era anche padrino del bambino) una discreta somma di denaro chiedendogli di cedere loro il nipote. Il turpe mercato fu presto concluso, accordandosi che avrebbero prelevato il fanciullo al loro ritorno dalla fiera.
Venerdì 9 luglio 1462, gli ebrei, in effetti, erano di ritorno. Sostarono nuovamente a Rinn e, dopo un soggiorno di tre giorni, presero con loro il bambino, versando allo zio la somma pattuita.
Quindi, condotto il piccolo Andrea in un boschetto di betulle, non molto distante dal paese, immolarono la giovane vittima su una pietra, detta da allora “Judenstein” (pietra degli ebrei). Dopo averlo circonciso, quale ultimo sfregio, appesero il cadaverino ad un ramo di betulla, nei pressi di un ponticello. Gli omicidi, quindi, scomparvero nel nulla, non lasciando tracce. Era il 12 luglio 1462.
In quelle condizioni fu rinvenuto dalla madre, la quale provvide, senza troppi interrogativi, a dargli adeguata sepoltura nel cimitero di Ampass, villaggio vicino Rinn.
L’assassinio, tuttavia, rimase inspiegabilmente impunito né si tentò di perseguire lo zio, che accettò l’ignobile commercio. Anzi, non vi è traccia di alcuna inchiesta giudiziaria.
Fu solo tempo dopo, sotto l’episcopato di Mons. Giorgio Golser, vescovo di Bressanone dal 1471 al 1489, che l’arciduchessa Maria Cristina volle un’inchiesta, la quale fu condotta a Rinn e ad Ampass. Essa, tuttavia, non approdò ad alcun risultato concreto né lasciò significative tracce scritte.
È da notare, ad ogni modo, che non si parlò subito di martirio né si pensò di tributare al piccolo Andrea Oxner una qualche forma di culto. Fu in occasione di un analogo caso di presunto omicidio rituale, accaduto a Trento nel 1475, e riguardante il piccolo Simone, che gli abitanti di Rinn pensarono di onorare la giovane vittima tirolese con un culto pubblico, trasferendo i resti del bambino dal cimitero di Ampass alla chiesa di S. Andrea apostolo in Rinn. In quel momento fu composta, in tedesco, un’epigrafe nella suddetta chiesa, che indicava, per la prima volta, le circostanze della morte di Andrea (sino ad allora tramandate soltanto oralmente).
Sempre non contemporanei agli eventi sono anche gli Annnali Premostratensi di Wilten (Wiltinenses) nei quali si racconta della vicenda.
La fama di miracoli avvenuti sulla tomba – di cui, ad ogni modo, mancavano i caratteri dell’autenticità – attirarono numerosi pellegrini, tra i quali l’imperatore Massimiliano d’Asburgo (morto nel 1519).
Sul luogo del delitto fu successivamente (1620) edificata una cappella – su interessamento di un medico di Hall, certo Ippolito Guarinoni, autore anche di un bizzarro libro sul Beato.
In tale nuovo edificio, in seguito, sedente sulla cattedra episcopale di Bressanone Mons. Paolino Mayr (1677-1685), furono traslati i poveri resti del fanciullo.
Da fonti storiche si sa che, nel 1722, il giorno della sua festa, cioè il 12 luglio, si celebrava in onore del martire la messa votiva dei Santi Innocenti.
Nel 1750 (o, secondo altre fonti, l’anno successivo) il vescovo di Bressanone e l’abate dei Premostratensi di Wilten indirizzarono a papa Benedetto XIV Lambertini una supplica allo scopo di ottenere una messa ed un ufficio propri del beato Andrea, per il clero secolare e regolare della diocesi tirolese.
Con lettera del 27 settembre 1751, il pontefice domandò ai richiedenti di svolgere un regolare processo “de martyrio, de miraculorum fama, deque cultu immemoriali”. Tuttavia, gli istanti obiettarono che si trattava di un procedimento assai costoso, le cui spese non erano in grado di sostenere. Papa Prospero Lambertini, quindi, rinunciò alla sua richiesta, accontentandosi di quanto pubblicato dai Bollandisti nel corso del XVIII sec. e dell’opera, apparsa qualche anno prima (1745), di un certo Andrea Kempter, “Acta pro veritate martyrii corporis et cultus publici B. Andreae Rinnensis”.
In virtù di queste prove stragiudiziali, il papa accorderà il 25 dicembre 1752 una messa ed un ufficio propri, con rubriche proprie, di rito doppio, da recitarsi dal clero secolare e regolare dei due sessi nella cittadina di Rinn ed in tutta la diocesi bressanonese.
Il vescovo, quindi, chiese al papa di procedere alla canonizzazione del piccolo Andrea. Ma il pontefice non ritenne opportuno assecondare questa nuova istanza. Nell’estesa Costituzione apostolica, “Beatus Andreas”, indirizzata all’allora promotore della fede, Benedetto Veterani, risalente al 22 febbraio 1755, il saggio pontefice, pur confermando il culto del piccolo tirolese, spiegava le ragioni per le quali una siffatta canonizzazione, che era senza precedenti nella storia della Chiesa, dovesse ritenersi moralmente impossibile.
Il culto del Beato, infatti, conservava nel tempo i suoi caratteri d’origine, nato com’era su base spontanea, senza un’adeguata e sicura documentazione scritta contemporanea ai fatti. Basti solo pensare, a questi fini, che l’epigrafe della fine del XV secolo, ricordata sopra come la prima fonte scritta dell’episodio (e comunque ad esso posteriore di oltre un decennio!), nel 1620, era già pressoché illeggibile.
Non si trattò, pertanto, di una vera e propria beatificazione, ma di una “beatificazione equipollente”, come scrisse Benedetto XIV. Conseguentemente, rimarcava quel Papa, la Suprema Autorità della Chiesa non si riteneva formalmente vincolata dal culto del Beato Andrea.
Con il caso di Andrea da Rinn, perciò, fu dato dalla Chiesa un esempio dei bambini cristiani messi a morte in odio a Cristo, sebbene nelle fonti suindicate ed in special modo nei Bollandisti non si parlasse mai di “omicidio rituale”.
La tradizione, ciononostante, volle che il piccolo Andrea Oxner fosse rimasto vittima di uno dei tanti omicidi rituali di cui assai spesso furono accusati gli ebrei, in special modo nel Medio Evo.
Tali accuse devono, tuttavia, ritenersi infondate storicamente, come dimostrò lo stesso francescano Lorenzo Ganganelli (futuro papa Clemente XIV), relatore del S. Uffizio, nella sua memoria presentata il 2 marzo 1758 alla Congregazione delle Grazie, benché egli ammettesse come certi e veritieri soltanto i due casi di Andrea da Rinn e di Simonino di Trento.
Le odierne rigorose metodologie di ricerca storica, d’altronde, hanno messo in evidenza come il caso degli omicidi c.d. rituali, presuntamente perpetuati da ebrei, fossero soltanto leggende, senza alcuna prova storicamente attendibile. Ciò ha fatto sì che la Chiesa potesse ricredersi nel suo giudizio, ritenendo gli omicidi a danno di bambini come tanti segni di violenza dei quali, ieri come oggi, sono vittime degli innocenti, ad opera di persone crudeli e senza scrupoli.
Per questa ragione ed onde evitare il perpetuarsi di un’accusa non provata storicamente, nel 1985, l’arcivescovo di Innsbruck, Mons. Reinhold Stecher, disponeva il trasferimento del corpo del Beato dalla Cappella in cui si trovava dal XVII sec. al cimitero. Nel 1994, lo stesso prelato, inoltre, aboliva ufficialmente il culto del Beato Andrea, sebbene la sua tomba continui ad essere meta di pellegrinaggi di gruppi di cattolici conservatori.

Autore: Francesco Patruno

62100 > Sant' Arduíno di Fontenelle 12 luglio

Scarne informazioni ci sono state tramandate circa la figura e la vita di Sant’Arduino di Fontanelle. Nacque nel 749 ad Alvimare, villaggio dell’attuale dipartimento della Seine-Maritime, ed abbracciò poi la vita monastica nella celebre abbazia benedettina di Fontenelle, nei pressi di Rouen. Nella cronaca dell’abbazia, quando si cita l’abate Astrulfo si fa riferimento alle memorie lasciate da Arduino, che proprio al tempo di tale abate “clericatus suscepit habitum”. Ricevuta anche l’ordinazione presbiterale, ottenne dall’abate di condurre vita solitaria e venne rinchiuso in una cella, detta di San Saturnino, fondata da San Wandragisilo nelle vicinanze del monastero.
Sotto il governo dell’abate Gervaldo, quando ormai quasi tutti i monaci si trovavano in uno stato di grande ignoranza, venne istituita nel monastero una scuola e ad Arduino fu affidato l’insegnamento della matematica e della calligrafia. Espertissimo infatti nell’arte scrittoria, il santo lasciò alla biblioteca del monastero molti volumi scritti di suo pugno. Il Mabillon nel suo studio “Disquisitio de cursu gallicano”, pubblicato in appendice alla “Praefatio Actis Sanctorum Ordinis Sancti Benedicti”, accennò ad un esemplare di mano d’Arduino dell’antifonario romano, inviato in Francia dal Papa Paolo I.
Durante il pontificato di Adriano I, Arduino lasciò la cella per recarsi pellegrino a Roma e, una volta ritornato, trascorse il resto dei suoi giorni nell’abbazia di Fontenelle. Morì in età assai avanzata, considerato in forte fama di santità, il 12 luglio 811. Trovò degna sepoltura nella chiesa abbaziale di San Paolo.
Oltre i volumi ricordati, il santo lasciò all’abbazia il calice d’argento, la patena ed il turibolo che conservava nella sua cella. Il titolo di santo attribuitogli, non sembra però attestato prima del XVII secolo, e neppure costantemente, dato che anche il Mabillon si limitò a menzionarlo quale monaco “eximiae virtutis” e “piae memoriae”. La sua memoria, oltre che nell’anniversario della morte, veniva celebrata anche il 20 aprile.

Autore: Fabio Arduino


61970 > Beato Davide Gonson (Gunston) Cavaliere di Malta, martire 12 luglio MR

Em Londres, em Inglaterra, beato David Gunston, mártir, cavaleiro da Ordem de São Juan de Jerusalém, que por se opor no espiritual ao regime do rei Enrique VIII, foi enforcado no patíbulo de Southwark (1581).  

Autore: Giovanni Battista Proja

62150 > Santi Ermagora e Fortunato di Aquileia Martiri 12 luglio MR

 

Fortunato y Hermágoras, Santos

Fortunato e Hermágoras, Santos

Mártires

Martirológio Romano: Em Aquileia, nos confins de Veneza, santos Fortunato e Hermágoras, mártires.
Etimologicamente: Fortunato = Aquele que é favorecido pela sorte, é de origem latino.
Etimologicamente: Hermágoras = Aquele que pertence a Hermes, é de origem grego.

Según una tradición que data del siglo VIII, San Marcos el Evangelista, antes de ir a fundar la Iglesia de Alejandría, fue enviado por San Pedro a evangelizar Aquilea. El Apóstol predicó ahí el Evangelio, reforzó su predicación con milagros y convirtió a muchos paganos. Al partir de Aquilea, nombró obispo a un "distinguido personaje", llamado Hermágoras, a quien San Pedro confirió la consagración episcopal.
Los cristianos de Istria y sus alrededores le veneran como primer obispo de Aquilea. San Hermágoras, acompañado por su diácono San Fortunato, predicó el Evangelio en Belluno, Como, Ceneda y otras ciudades.
Las actas de San Hermágoras, que son muy posteriores y carecen de valor histórico, cuentan que Nerón envió a Sebastio a Aquilea para que pusiese en vigor los edictos de persecución contra los cristianos. Sebastio encarceló y torturó a San Hermágoras.
Una noche, el carcelero vio la celda donde estaba el santo, iluminada por una luz muy brillante; el prodigio le impresionó tanto, que se convirtió al cristianismo. Pero, lleno de un entusiasmo imprudente, salió a gritar por las calles de la ciudad: "¡Grande es el Dios de Hermágoras y grandes los prodigios que obra!" Muchas gentes acudieron entonces a la prisión y vieron la luz en la celda del santo, y se convirtieron. Aprovechando la oscuridad de la noche, Sebastio mandó decapitar inmediatamente a San Hermágoras y a San Fortunato.
En realidad, aunque San Fortunato fue martirizado en Aquilea, no hay ninguna razón de peso para relacionarle con San Hermágoras.

 

94348 > Beatos Giovanni e Caterina Tanaca Sposi e martiri 12 luglio

 

Le leggi persecutorie dell'inizio del sec. XVII proibivano sotto pene severissime, l'aiuto e l'ospitalità ai missionari cristiani di origine straniera. La famiglia Tanaca non si curò di questo pericolo, ma con molta generosità diede accoglienza nella loro casa di poveri agricoltori a molti missionari stranieri. Essendo distante qualche miglio da Nagasaki ed in luogo non molto accessibile poteva costituire un naturale nascondiglio. Anche il p. Bartolomeo Torres ed il suo catechista Michele Tozò trovarono rifugio presso i pii Tanaca; ma la delazione di un rinnegato o l'invidia di giapponesi vicini di casa portarono alla scoperta dei missionari e all'imprigionamento degli stessi ospitanti. Marito e moglie furono trasferiti nelle carceri di Omura ove soffrirono gravi pene, sottoposti a un trattamento inumano, nonostante il quale rimasero fermissimi nella fede.
Il 12 luglio 1626 venne l'ordine di trasferirli a Nagasaki per poi suppliziarli sulla collina della città, già celebre per altri martiri. Caterina morì per decapitazione, mentre il marito Giovanni fu sottoposto alla pena del fuoco. Il governatore Feizò volle più raffinato il supplizio: la legna, bagnata perché ardesse più lentamente, fu sistemata ad una certa distanza dal palo ove il martire era legato, in modo da farlo penare maggiormente. Quando il fuoco ebbe bruciato le funi, Giovanni sentendosi slegato si recò presso i compagni di martirio per baciarne le mani; poi ritornato al proprio palo lentamente fu consumato. Le ceneri vennero gettate in mare per impedirne la venerazione ai cristiani. I due martiri furono beatificati il 6 luglio 1867. La loro festa si celebra il 12 luglio.

Autore: Gian Domenico Gordini


33550 > San Giovanni Gualberto Abate 12 luglio - Comune MR

 

Juan Gualberto, Santo

Juan Gualberto, Santo

Religioso beneditino

Un tal Simón que fue dado a la magia y a la nigromancia en tiempo de los Apóstoles quiso, en Samaría, comprar por dinero el poder que presenció en Pedro de hacer bajar sobre los primeros bautizados al Espíritu Santo. Simón se había convertido a la fe, pero se ve que seguía aún apegado al oficio del que vivió y con el se que ganó la admiración de la gente que le llamaba "el Mago"; cuando vió que a la oración y gestos de Pedro sobreviene la fenomenal manifestación del Espíritu Santo, como sucedió en Pentecostés con la glosolalia, las lenguas de fuego y el ruido de viento celeste, no pudo aguantar su deseo ofreciéndose como comprador del don sobrenatural. La reprimenda del Apóstol no se hizo esperar; le amenaza Pedro con el castigo de Dios y deja asentada la doctrina nítida de que los dones sobrenaturales son regalos divinos ordenados a la salvación y que no pueden manipularse en bien propio como sucede con las mercancías materiales. Tan decisiva fue la intervención de Pedro ante el atrevimiento de Simón que su fea actitud quedó denominada con nombre de simonía y clasificada como grave desorden o pecado para el intento lucrativo de bienes sagrados o de materiales que son condición para lo sobrenatural.
Este ademán de Simón, la simonía, fue muchas veces una tentación para los clérigos. No de modo exclusivo, porque ha habido épocas en la historia en las que el poder civil se ha mostrado con injerencias indebidas en la distribución de bienes eclesiásticos y en la designación de dignidades que llevaban anejas unas ricas prebendas bien para comprar el apoyo de los eclesiásticos al poder constituído más o menos legítimamente o bien para recompensar los servicios prestados. Al referirme al mundo de los eclesiásticos, quiero decir que el afán de dominio y de poder ha estado con harta frecuencia en la intimidad de algunos que desempeñan oficio en el ámbito de la clerecía.
Y en este terreno de lucha sin cuartel contra la simonía sobresale Juan Gualberto, nacido en el castillo de su padre, un noble florentino poderoso y rico llamado igualmente Gualberto, en el siglo X.
Su madurez cristiana se palpó en el encuentro fortuito con un pariente que había matado a su hermano; no era posible evitar la escaramuza porque se cruzaban sus caminos y el numeroso grupo de gente armada que acompañaba a Gualberto auguraba para su enemigo la muerte segura; se superponen en el interior de Gualberto su deseo de venganza que postula el honor y el recuerdo de Jesús crucificado que perdona a los verdugos; supera lo que le pide la sangre con la memoria del mandamiento del amor, señal de los discípulos, y no tomó otra opción que la de perdonar al rendido enemigo; ha triunfado el amor, no sin la ayuda de Dios. Tenso por la lucha interna, entró en una iglesia para dar gracias y pudo ver -con asombro- a un crucificado que le movía la cabeza en señal de asentimiento y aprobación por su normal comportamiento cristiano.
Este cambio interior tuvo como manifestación externa la entrada en el monasterio benedictino de san Miniato. Muerto pronto su abad, uno de los monjes compró al obispo de Florencia la dignidad vacante. El hecho disparó la energía de Gualberto que se escapa del monasterio y a voz en grito, en plena plaza, proclama que Huberto, el abad, y Hatto, el obispo de Florencia, son herejes simoníacos.
Busca cenobios, pero encuentra relajada la observancia en todos. Incapaz y desilusionado, funda su propio claustro y una nueva congregación monástica bajo la regla de san Benito. Así nace Vallombrosa, en los Apeninos, donde se le van uniendo monjes a los que inculca como imprescindible la integridad, pureza y perfección de la regla de san Benito, haciendo hincapié en la observancia de la clausura rigurosa y negándose incluso a realizar ministerios fuera del monasterio por la experiencia vivida de que algunos destrozaron sus almas queriendo arreglar las de los demás. En poco tiempo recibe ofertas de fundaciones nuevas y de restauraciones de conventos ya existentes. Ninguna rechaza, pero toma precauciones. Él mismo en persona es quien reforma o funda y luego deja en el gobierno a los mejores peones; él hace las visitas pertinentes, y es él quien corrige, anima o reprende. Así lo ven los monasterios de san Silvi próximo a Florencia, el de san Miguel en Passignano y el de san Salvador en Fucechio que ampararon la red de caminos que atravesaba los Alpes para ir a Roma o regresar de ella.
Pero, de todos modos, lo que distingue a su persona y obra es la lucha contra la simonía mal tan grande en tiempo del emperador Enrique IV y cuando el papa Gregorio VII está clamando por la reforma intentando restaurar la vida cristiana principalmente entre los eclesiásticos. Ve Gualberto con nitidez que ese cambio es necesario. Por eso, en Toscana, hace un esfuerzo sobrehumano para sacar al clero del concubinato y conseguir una multitud de fieles fervientes que Dios quiso reunirle con poderes de taumaturgo. A la simonía la llamará la peor de las herejías e inculcará a sus monjes ser tan inflexibles en esos asuntos como lo fue Pedro con Simón el Mago. Les dirá que hace falta desenmascararles en público y no ceder hasta verlos depuestos de sus sedes como sucedió con el obispo Pedro Mediabarba, de Florencia. Claro que costó sangre y hasta hubo obispos que mandaron sicarios decididos a matar y llegaron a incendiarios.
Fue un santo recio, severo y peleón que se mostró intransigente cuando cualquier abad u obispo compraba un monasterio para ser su dueño como se es amo de un cortijo. Su irascibilidad en estos negocios se trocaba en entrañas maternales con los pobres a quienes alimentaba pidiendo limosna y aún a costa de la comida suya o de sus frailes.
Murió el 12 de julio del año 1073 en el monasterio de Passignano.
Curioso reseñar que fue muy abad, sí; pero nunca consintió recibir órdenes sagradas, ni siquiera las menores que hoy son ministerio laical.
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Autore: Domenico Agasso

90375 > San Giovanni Jones Sacerdote e martire 12 luglio MR

Juan Jones, Santo

Juan Jones, Santo

Sacerdote e mártir da Primeira Ordem Franciscana
(1559‑1598)

Martirológio Romano: Em Londres, Inglaterra, são Juan Jones, presbítero da Ordem dos Irmãos Menores, mártir, o qual, oriundo de Gales, abraçou a vida religiosa em França, e por haver entrado em Inglaterra como sacerdote, sendo rainha Isabel I, foi condenado a pena capital, consumando o martírio na forca (1598).
Etimologicamente: Juan = Deus é misericordioso, é de origem hebraica.

Canonizado por Pablo VI el 25 de octubre de 1970.
Después de haber separado la Iglesia de Inglaterra de la Iglesia de Roma, el rey Enrique VIII persiguió a los católicos que no le reconocían el derecho a proclamarse cabeza de una religión de Estado. Bajo él cayeron, entre otros, el Obispo San Juan Fischer, el canciller Santo Tomás Moro, el Beato Juan Forest, San Juan Jones y San Juan Wall. A los católicos se les prohibía toda actividad religiosa.
Bajo estas leyes vino a caer en 1596 Juan, de la familia galesa Jones, el cual, habiendo crecido en un ambiente católico y educado religiosamente, había entrado en la Orden de los Hermanos Menores. Al destacarse entre sus cohermanos por su sencillez y espiritualidad, fue enviado a Roma, al convento franciscano de Aracoeli, en Campidoglio. Hubiera podido permanecer en Italia viviendo tranquila y santamente. Pero él mismo pidió regresar a Inglaterra, y no precisamente a Gales, donde había mayor tolerancia religiosa, sino a Londres, el centro irradiador de la reforma anglicana.
En Londres logró realizar por algún tiempo su actividad misionera bajo el falso nombre de Juan Buckley, hasta que cayó en manos de uno de los llamados “Cazadores de sacerdotes”. Fue torturado cruelmente y mantenido en prisión dos años en espera del juicio.
Finalmente en julio de 1598 tuvo lugar el proceso del fraile franciscano acusado de haber sido ordenado sacerdote en el extranjero y haber regresado ilegalmente a Inglaterra para sublevar al pueblo. El fraile se defendió brevemente: “Soy religioso franciscano y sacerdote de Cristo, vine a Inglaterra para conquistar el mayor número posible de almas para Jesús. Si esto es un delito, soy el primero en acusarme y estoy listo para dar la vida por la fe católica y por el primado del Romano Pontífice”.
Era la confesión que ellos esperaban, y de inmediato fue emitida la condena, que debía ejecutarse fuera de la ciudad, en el camino recorrido en la Edad Media por los peregrinos que visitaban la tumba de otro famoso mártir inglés, Santo Tomás de Cantorbery, víctima, cuatro siglos antes, de la intolerancia de otro Rey. La ejecución debía llevarse a cabo rápidamente, sin mucha publicidad, pero un contratiempo grotesco desbarató los planes de los perseguidores. El verdugo había olvidado el lazo y hubo de demorarse una hora. Desde el carruaje de los condenados Juan Jones pudo así hablar serenamente al pueblo que se había reunido a su alrededor, afirmando haber orado todos los días por el retorno del pueblo inglés a la unidad de la Iglesia católica y por la salvación de la reina de Inglaterra. Tenía 39 años.


61900 > Sant' Ignazio Clemente Delgado Bispo e mártir 12 luglio MR

 

Ignacio Clemente Delgado, Santo

Ignacio Clemente Delgado, Santo

Bispo

Martirológio Romano: Na cidade de Nan Dinh, em Tonquín, são Clemente Ignacio Delgado Cebrián, bispo e mártir, que depois de passar cinquenta anos pregando o Evangelho, foi encarcerado por ordem do imperador Minh Mang por causa de sua fé em Cristo e morreu na cadeia onde teve que sofrer muito (1838).
Etimologia:
Ignacio = ardente. Vem do latim.
Clemente = valente, carinhoso. Vem da língua grega

S.S. Juan Pablo II. En un solo día, el 19 de junio de 1988, el Papa canonizó a 117 mártires que habían derramado su sangre por Cristo, en diversos momentos, en Conchinchina, Annalll y Tonkíll, hoy Vietnam del Norte.
Era hasta ahora la canonización más numerosa. El Papa pedía que estos Santos fueran semillas fecundas de nuevas y numerosas vocaciones misioneras.
Entre los 117 mártires había 11 españoles y un grupo de franceses, junto con una gran mayoría de nativos. Había obispos, sacerdotes seculares, religiosos dominicos, miembros de la fraternidad laical dominicana, catequistas, un seminarista y numerosos laicos de todas las clases sociales. Todos murieron víctimas de horrendos suplicios, de hambre, sed, asfixia, torturas, insultos y burlas. Todos murieron amando y perdonando.
Entre los 11 españoles -todos de la familia dominicana - había 6 obispos. Estos son los nombres de los nuevos Santos: Mateo, Francisco, Jacinto, José, Domingo, Jerónimo, José María, Melchor, Pedro, Valentín e Ignacio Clemente.
Ignacio Clemente nació en Villafeliche (Zaragoza) el 1762. Sus padres se llamaban Francisco Delgado y Teresa Cebrián-Melús. De ellos y de un tío sacerdote recibió desde niño una esmerada educación cristiana.
Profesó en los Dominicos de Calatayud y se ofreció para ir al Extremo Oriente. Ya no volvería más. Casi un año duró la azarosa travesía, por el Atlántico, México y el Pacífico. Ordenado Sacerdote en Filipinas, es nombrado obispo por Pío VI, a sus 31 años, en 1794, para el Tonkín Oriental.
Entre terribles dificultades y persecuciones, durante casi medio siglo de entrega misionera, se hizo todo para todos, con frutos abundantes de conversiones, consiguiendo también muchas vocaciones nativa. Traicionado y encarcelado, "a gusto daré mi vida por Cristo" exclamó. Fue enjaulado y expuesto al ardor del calor insoportable, hasta desfallecer y morir el 12 de Julio de 1838. "Todo lo soportó con increíble paciencia", dijo Gregorio XVI.

91120 > São Leão I Secondo Abate di Cava 12 luglio MR

 

No mosteiro de Cava, na Campânia, são León I, abade, que proveu aos pobres com o trabalho de suas mãos e os protegeu ante os príncipes (1079).

Autore: Antonio Borrelli

91752 > San Lúcio di Cavargna Martire 12 luglio

 

S. Lucio di Cavargna conosciuto anche come Luguzzone o Uguzo, ha il centro del suo culto nel piccolo Oratorio di S. Lucio, sperduto trai pascoli montani, all’estremo limite della Val di Cavargna, al confine con la Svizzera tra i laghi di Lugano e di Como, a 1669 m. sul livello del mare; la parrocchia è quella di Cavargna della diocesi di Milano, benché sia in provincia di Como.
Dall’antico “Catalogus sanctorum Italiae” edito nel 1613, si apprende che Lucio sarebbe stato un pastore di armenti, dipendente di un padrone, dal quale fu licenziato accusato di furto; perché aveva fatto con gli averi del padrone, piccoli doni alla Chiesa ed ai poveri.
Fu assunto da un nuovo padrone più accondiscendente e successe che mentre le ricchezze di questo aumentavano, diminuivano quelle del padrone precedente; il quale sia per odio sia per invidia, lo uccise.
Sul posto dove fu ucciso, sgorgò una sorgente così abbondante da formare un laghetto, alle cui acque accorrono gli ammalati degli occhi per guarirne. L’antico oratorio di S. Lucio di Cavargna divenne meta di pellegrinaggi di devoti, i quali gli si rivolgevano per impetrare la pioggia o il tempo sereno; inoltre conserva un pregevole dipinto del Cinquecento su rame, che raffigura il santo pastore che distribuisce ai poveri il formaggio; soggetto anche di altre raffigurazioni.
Il culto è diffuso in una cinquantina di località del Nord Italia e del Canton Ticino; la sua festa è al 12 luglio.

Autore: Antonio Borrelli


90835 > Beate Marta del Buon Angelo (Maria Cluse) e 3 compagne Vergini e martiri 12 luglio MR

Beatas Rosa de San Xavier (Magdalena Teresa) Tallien, Marta del Buen Ángel (María) Cluse, María de San Enrique (Margarita Eleonor) de Justamond y Juana María de San Bernardo de Romillon, virgens e mártires 
Na povoação de Orange, na região de Provença, em França, beatas Rosa de San Javier (Magdalena Teresa) Tallien, Marta del Buen Ángel (María) Cluse, María de San Enrique (Margarita Eleonor) de Justamond y Juana María de San Bernardo de Romillon, virgens e mártires, que alcançaram a palma do martírio durante a Revolução Francesa (1794).

Autore: Raymond Darricau


61980 > Beati Mattia Araki e 7 compagni Martiri giapponesi 12 luglio MR

Beatos Matías Araki y sete compañeros, mártires
Em Nagasaki, cidade do Japão, beatos Matías Araki e sete companheiros, que sofreram o martírio por sua fé em Cristo (1626). Cujos nomes são: beatos Pedro Arakiyori Chobioye e Susana, esposos; Juan Tanaka e Catalina, esposos: Juan Nagai Naisen e Mónica, esposos, e seu filho o menino Luis.

Spunti bibliografici a cura di LibreriadelSanto.it

62000 > Santos Nabore e Felice Martiri 12 luglio MR

Nabor y Félix, Santos

Nabor e Félix, Santos

Mártires

Martirológio Romano: Em Milão, cidade da Ligúria, santos Nabor e Félix, mártires, que, sendo soldados oriundos de Mauritânia, se diz que sofreram o martírio em Laus Pompeia (hoje Lodi) e foram sepultados em Milão (c. 304).
Etimologicamente: Nabor = Aquele que leva a luz do profeta, é de origem hebraica.
Etimologicamente: Félix = Aquele que se considera Feliz ou afortunado, é de origem latino.

Los Santos Nabor y Félix derramaron su sangre por Cristo durante la persecución de Diocleciano (303). En tiempos posteriores, las legendarias actas de estos santos han aparecido, reproducidas de las actas de otros mártires (Víctor, Firmus, y Rusticus). Según éstas, que tienen un incalculable valor histórico, Nabor y Félix eran soldados del ejército romano de Maximiano Hercúleo. Al descubrirse que seguían a Cristo fueron condenados a muerte en Milán y se les decapitó en Lodi. Estos santos testigos de la fe fueron sepultados en Milán y sobre su tumba se erigió una iglesia. Posteriormente, en 1164, sus restos se trasladaron a Colonia, Alemania. San Ambrosio exaltó las virtudes de estos dos mártires. soldati provenienti dalla Mauritania, nell’odierna Algeria, si narra che abbiano patito a Lodi il martirio durante le persecuzioni e siano stati poi sepolti a Milano.

Autore: Antonio Borrelli


61950 > San Paulino di Lucca Vescovo e martire 12 luglio

S. Paolino è venerato a Lucca come protovescovo e martire; sono numerose le pubblicazioni che parlano di lui, del culto e soprattutto della leggenda che lo fa primo vescovo della città e poi dell’epigrafe del suo sarcofago.
Il suo nome è sconosciuto nel catalogo medioevale dei primi vescovi di Lucca e anche alle fonti agiografiche e liturgiche, fino alla seconda metà del secolo XIII; il culto è strettamente collegato ad una ‘invenzione’ delle reliquie, avvenuta nella chiesa di S. Giorgio nel 1261, fra le altre scoperte archeologiche, che già dal secolo precedente avvenivano in quella chiesa.
La leggenda è frutto della favolosa ‘passio’ pisana di s. Torpete, che racconta di Nerone (37-68), persecutore dei cristiani in Pisa, ma che presenta anche come battezzatore del santo, un presbitero di nome ‘Antonius’ che viveva sul monte fuori porta lucchese, chiamato Monte degli Eremiti, perché sede fin dall’alto Medioevo degli eremiti toscani.
E la ricerca e ritrovamento del sepolcro dell’eremita Antonio, conosciuto poi come infaticabile raccoglitore dei corpi dei martiri, da lui sepolti sul suo monte; portò alla scoperta della lapide ‘titulus’ del vescovo Paolino, insieme a quelli di altri.
Il suo sepolcro comunque ebbe la solenne ricognizione o invenzione molti anni dopo, il 15 giugno 1261; la lettera del vescovo di Lucca che accordava delle indulgenze in quell’occasione riporta i dati dell’iscrizione, limitandosi a parlare di tre martiri, solo elencati per nome: Paolino vescovo e discepolo di s. Pietro apostolo, primo vescovo di Lucca, Severo presbitero e Teobaldo soldato.
I martiri nominati in quell’occasione e lo stesso Antonio finirono nell’oblio a tutto vantaggio di s. Paolino che nella ‘passio’ elaborata poi, divenne primo vescovo ed evangelizzatore e patrono, nonostante l’antico culto tributato al vescovo locale s. Frediano e quello già dato come patrono della Chiesa lucchese a s. Martino, a cui era dedicata la cattedrale.
Quando nel 1341 venne rinnovata la chiesa di San Paolino, questa è presentata negli ‘Atti’ come primitiva cattedrale di Lucca.
Il culto per s. Paolino, aumentò nei secoli successivi; tra il 1518 e 1519 venne eretta al santo patrono, su disegno di Baccio da Montelupo, una più ampia e ricca basilica, dove ogni anno la Magistratura della Repubblica di Lucca, rendeva solennemente omaggio al santo nella sua festa del 12 luglio.
Il sarcofago antichissimo, con l’epigrafe descrivente il ritrovamento delle reliquie di s. Paolino, di s. Severo e s. Teobaldo e della ricognizione del 1261, è conservato a Lucca nella Prioria dei ss. Paolino e Donato.

Autore: Antonio Borrelli


90981 > São Paterniano Vescovo 12 luglio MR

Paterniano, Santo

Paterniano, Santo

Bispo

Martirológio Romano: Em Fano, na região de Piceno, em Itália, são Paterniano, bispo (s. IV).

Según una antigua tradición, San Paterniano nació en Fano alrededor de 275.
Mientras arreciaba la persecución de Diocleciano una visión angélica le aconsejó dejar la ciudad; así lo hizo, yéndose al desierto, en donde vivió como ermitaño. Más tarde, cuando cesaron las persecuciones y el Cristianismo se convirtió en la Religión del estado con el emperador Constantino, los ciudadanos de Fano reclamaron como obispo al virtuoso eremita que tenía fama de santo
En vano trató él de oponerse, finalmente "casi a viva fuerza" fue llevado a la ciudad. Gobernó la diócesis durante 42 años aplacando los ánimos, istruyendo y confortando. Los paganos, atraidos por su predicación, abandonaron los ídolos y destruyeron los templos uniéndose al santo obispo. El Señor avaló su celo con muchos prodigios.
Advertido de su inminente fin, emprendió una visita a toda la diócesis. Murió en la periferia de la ciudad, el 13 de noviembre, probablemente en el año 360. sobre su sepulcro se multiplicaron los prodigios y su culto se extendió rápidamente en toda Italia. Sus reliquias se veneran en Fano, en la Basilica a a él dedicada.


61990 > São Pietro Khanh Martire 12 luglio MR


Na provincia de Nghê An, en Annam, são Pedro Khanh, presbítero e mártir, que ao ser reconhecido como cristão quando se achava em sua mesa de recolha, passou seis meses preso na cadeia, e ao negar-se a abjurar da fé, foi degolado por ordem do imperador Thiêu Tri (1842).


93033 > Santos Proclo e Ilarione

Proclo e Hilarión, Santos

Proclo e Hilarión, Santos

Mártires

Martirológio Romano: Em Ancira, de Galácia, santos Proclo e Hilarión, mártires em tempo do imperador Trajano e do prefeito Máximo (s. II).

Su memoria se hace el 12 de Julio en el martirologio romano; fueron naturales de Serpa.
Ambos, tío y sobrino fueron testigos de la fe, cuando Trajano era emperador en Roma y Marco Aurelio gobernaba la Bétic. Ante el prefecto Máximo y hacia el año 100, fueron castigados con tormentos horribles: colgados de un madero son decapitados, asaeteados e incendiados. De este modo cruento entregaron su espíritu a Dios.
Su rezo en el obispado de Badajoz comenzó juntamente con el de San Julián. Aunque en este obispado se carece de reliquias, sus memorias estuvieron vivas al ser territorio reconquistado por el Rey Sabio en tiempos posteriores.


62275 > Santa Veronica Pia donna 12 luglio

Verónica, Santa

Verónica, Santa

Etimologia: Verónica = Aquela que é a verdadeira imagem ou Aquela que é a imagem verdadeira, vem da palavra latina "vero" e da palavra grega "eikom".
Santa Verónica es recordada por su gesto compasivo hacia Jesús en Su camino al Calvario. Unos le agredían, otros permanecían indiferentes ante tanta crueldad. Ella se le acercó y le enjugó el rostro con su velo. Aquel divino rostro, cruelmente golpeado, ensangrentado y sudoroso suscitó en el corazón de Santa Verónica la misericordia. La fuente de Misericordia recibe de ella en aquel momento un amor que casi todos le negaron.
Aunque poco sabemos de la vida de Verónica y su acto de amor no aparece en las Sagradas Escrituras, la tradición lo ha recogido como un acto ejemplar que recordamos en la sexta estación del Via Crucis. Dante lo evoca en el canto XXXI del Paraíso.
Santa Verónica es mujer de gran valentía, ya que su acto de amor le podría haber causado una peligrosa reacción por parte de los romanos o de las turbas. Es mujer de gran compasión, ya que venció todo miedo y decidió amar en medio de una multitud movida por odio o la indiferencia.
Santa Verónica, ruega por nosotros. Que sepamos consolar a Cristo en el Via Crucis de hoy. 
Ainda se conserva o "véu" da Verónica. Se lhe parece incrível, leia o
seguinte reporte.


61960 > Santo Vivenziolo di Lione Vescovo 12 luglio MR

Em Lyon, cidade da Gália, santo Vivenciolo, bispo, que foi promovido ao episcopado quando ensinava na escola monástica de Santo Eugendio, e animou a clérigos e laicos a estar presentes no Concilio de Pau, para que o povo conhecesse melhor o que os pontífices estabeleciam (c. 523).

 João o Ibérico, Santo
Julho 12   -  Abade

Juan el Ibérico, Santo

Juan el Ibérico, Santo

Abade

Etimológicamente significa “Dios es misericordia”. Viene de la lengua hebrea.
En la antigüedad, la Iglesia de Georgia (llamada entonces la Iberia de Cólquide), se distinguió por el florecimiento de la vida monástica, no sólo en la misma Georgia, sino también en Siria, en Palestina, en Sinaí, en Bitinia, en Grecia y en las islas circundantes. Cuando San Atanasio el Atónita organizaba la vida religiosa, San Juan el Ibérico y su hijo San Eutimio fundaron ahí el monasterio de Ivirón. Felizmente, el monje Jorge, que fue casi contemporáneo de los dos santos, nos dejó un relato de los hechos.
Juan, que pertenecía a una noble familia ibérica, se distinguía por su simpatía, su valor en los combates, su inteligencia y su pureza de vida. En la alborada de la Edad Media, el futuro santo abandonó a su mujer y a su familia, renunció a su fortuna, a su cargo en el gobierno y se retiró a un monasterio del Monte Olimpo, en Bitinia. Sin embargo, tuvo que ir a la corte de Constantinopla, pues su hijo Eutimio y otros nobles de Georgia habían sido entregados como rehenes al emperador. Juan consiguió rescatar a su hijo, quien se retiró con él al Monte Olimpo. Pero al poco tiempo, ambos santos, cuya fama se había extendido mucho, se refugiaron en la "laura" de San Atanasio en la "Santa Montaña" de Athos. San Juan ejerció durante dos años el oficio de cocinero. Su cuñado, Juan Tornikios, renunciando a una brillante carrera militar, fue a reunírsele ahí. Los tres compatriotas obtuvieron entonces licencia de construir sus propias celdas y una capilla para ellos. El año 980, dado que los religiosos ibéricos del Monte Athos se habían multiplicado, quedó decidido que formasen una comunidad aparte. La construcción del nuevo monasterio se pagó en gran parte con el botín que Juan Tornikios había conquistado en su última campaña. A la muerte de éste, San Juan decidió retirarse a España con su hijo y algunos discípulos predilectos. El santo nunca había sido partidario de la idea de que los ibéricos formasen una comunidad aparte; y, una vez muerto su amigo Tornikios, con quien hasta entonces había compartido las dificultades de la fundación, la carga le resultó demasiado pesada. Cuando los peregrinos se hallaban ya en Abidos, el prefecto se enteró de su huida, y los fugitivos recibieron la orden de presentarse en Constantinopla. Los emperadores Basilio II y Constantino VIII dijeron a San Juan: "Santo padre, nosotros hemos dado abundantes muestras del afecto y la estima que te profesamos. ¿Por qué, pues, huyes de nosotros y emigras a un país extranjero?" El santo replicó: "Religiosísimos y muy poderosos emperadores, yo no soy más que un pobre laico y me encuentro muy mal en este mundo saturado de maldad. Por eso, deseo retirarme a un país remoto en el que pueda consagrarme a trabajar por la salvación de mi alma. Ahí podré vivir pobremente y librarme de la multitud de preocupaciones y de visitantes que me empezaron a asediar desde que mi cuñado llegó al Monte Athos." A pesar de todo, los emperadores lograron persuadirle a que volviese al Monte Athos y siguiese gobernando el monasterio de Ivirón.
San Juan pasó en el lecho los últimos años de su vida, a causa de la gota y de su estado de debilidad general. Cuando se sintió ya sin fuerzas, entregó la dirección del monasterio a su hijo. Pero, mientras vivió su padre, Eutimio no hacía absolutamente nada sin consultarle. En su lecho de muerte, San Juan exhortó a sus hermanos: "No permitáis que nadie os aparte de la santidad y el amor de Dios, es decir, de la humilde obediencia y de la caridad que debe reinar entre vosotros. Así os salvaréis de esta vida mortal y ganaréis la vida eterna por el amor que Cristo vino a traer al mundo. Que el Dios de misericordia se apiade de vosotros y os conduzca por el camino de sus divinas enseñanzas y de su santa voluntad, por la intercesión de su Santísima Madre y de todos los santos. Amén. Acoged siempre con los brazos abiertos a los huéspedes y compartid con ellos, en cuanto sea posible, todo lo que Dios os ha concedido por su bondad... Celebrad todos los años la memoria de nuestro padre espiritual Atanasio. Pedid por mí, hijos y hermanos míos, y no me olvidéis..." En seguida pidió la bendición a su hijo Eutimio y entregó apaciblemente su alma a Dios. Su biógrafo escribe: "En verdad, nuestro padre Juan fue un hombre amado de Dios y digno de toda veneración. Como Abraham, abandonó su país para vivir en la pobreza en el exilio. Se puso totalmente en manos de sus padres espirituales y Dios le hizo tan grande como los hombres en cuyas manos se había puesto." Y, hablando del monasterio que San Juan ayudó a fundar tan contra su voluntad, el biógrafo añade: "Admirad esa famosa "laura", esa construcción magnífica y primorosamente decorada. Estos santos varones la erigieron con gran trabajo e infatigable laboriosidad para que sirviese de refugio a muchas almas. Construyeron iglesias de celestial belleza y las enriquecieron con libros e imágenes. Dotaron el monasterio de tierras, fincas, dependencias y celdas e hicieron lo necesario para que el culto fuese dignamente celebrado. Obtuvieron de los más piadosos emperadores protección y privilegios y reunieron en el monasterio a un ejército de monjes de vida angélica, cuyas traducciones de los sagrados textos son el ornato de nuestro país y la flor de nuestro idioma." San Eutimio se distinguió precisamente en este tipo de trabajo, ya que tradujo más de cincuenta obras religiosas del griego al ibérico.
La liberalidad de San Juan se extendió a León el Romano, quien fundó en el Monte Athos un monasterio benedictino. Fue ése el primero y único monasterio latino del gran centro monástico bizantino, pero se le suprimió desde hace muchos siglos. El monasterio de Ivirón existe todavía, aunque ya no pertenece a los georgianos sino a los griegos.
¡Felicidades a quien leve este nombre!www.es.catholic.net/santoral

BEATO JOÃO WALL

Mártir (1620-1679)

Wall era originário de Lencastre, na Inglaterra. Nascido em 1620, duma boa família, foi enviado a Douai, entrou no colégio romano em 1641 e foi ordenado em 1645. Foi recebido pelos franciscanos, em Douai, no ano de 1651. Com o nome de Joaquim Santa Ana, foi lá vigário e mestre de noviços. Em 1656 voltou à Inglaterra e trabalhou durante 22 anos no condado de Worcester. Prenderam-no em Dezembro de 1678. Ao cabo duma detenção de seis meses, compareceu diante do juiz, chamado Justice Atkins, como padre entrado ilegalmente no reino. Sendo condenado, inclinou-se e disse: «Graças a Deus! Deus salve o rei! Peço a Deus que abençoe vossa senhoria e todo este honrado tribunal». O juiz respondeu: «Dito com acerto! Não se trata de que morrais, ao menos por agora, enquanto eu não souber qual é a vontade do rei». A paz de Wall era completa. Tinha-se oferecido a Deus e oferecera-lhe o mundo. Foi interrogado em Londres. Pretendia-se que abandonasse a vida franciscana. Recusou. Foi devolvido para Worcester, a fim de ser executado, o que se deu em 1679. Na véspera da morte, foi visitado por um colega quê lhe deu a absolvição e a Sagrada Comunhão. E assistiu-o também junto do cadafalso. Wall foi beatificado em 1929 , por Pio XI.  Do livro SANTOS DE CADA DIA, WWW.JESUITAS.PT.

Conforme tenho dito, estas biografias são recolhidas através dos três sites seguintes: www.es.catholic.net/santoral, www.santieneati.it e www.jesuitas.pt (através do livro SANTOS DE CADA DIA).

 

Como acima digo, experimentei uma nova fórmula – que creio, no entanto, não resultar em absoluto – tanto pelo número de santos e beatos descritos, nos referidos sites, mas também, porque de facto, verifico ser impossível continuar com este método, que me leva muito tempo e me dá cabo da paciência… (e, vamos lá, prejudica um pouco a minha vida familiar…”que convenhamos, aqui para nós, está um pouco… tremida… digamos assim” ) pelo que amanhã, se Deus quiser, decerto tentarei outra modalidade que não me dê tanto que fazer, nem seja tão complicada… possivelmente voltarei ao sistema antigo, ou seja, publicar as listas bem como as imagens que me for possível obter, e, apenas transcrever as biografias que foram editadas em português, porque senão nunca mais dou conta do recado. Bem hajam os meus eventuais leitores e Obrigado mais uma vez por me aturarem. António Fonseca.